Omaggio ad un uomo dei suoi tempi In evidenza

Bonaventura Pacileo, classe 1907 è morto a Maida nei giorni scorsi. Ha dedicato la vita alla famiglia ed al lavoro vivendo un secolo di profonde trasformazioni e costruendo una fortuna dal nulla. Amalfitano il nonno, commerciante, Bonaventura nacque a Maida nl 1907 mettendosi al lavoro giovanissimo. Visse lavorando il periodo della prima guerra mondiale e, rimasto orfano a sedici anni, prima ancora di avere l’età, aveva il conto corrente in banca ed il libretto degli assegni. Attraversò con forza periodi durissimi all’inizio degli anni 20 quando i principali nemici erano la fame e l'influenza spagnola, conosciuta come "la Grande Influenza", che in quegli anni uccise almeno 50 milioni di persone nel mondo.

L’attività fin dall’inizio fu quella del commercio dell’olio di oliva. Insieme con il fratello Gregorio , a ridosso di animali da soma o di carri, percorse in lungo ed il largo i paesi limitrofi acquistando e vendendo olio. Anche in pieno ventennio fascista, non vestì mai la camicia nera, fu il primo ad avere il telefono in casa quando ne era sprovvista anche la caserma dei carabinieri. Intuì che negli affari era indispensabile delocalizzare e così fissò punti di riferimento e di affari in altre province e regioni con addetti alla vendita ed all’acquisto a Crotone, Gioia Tauro, a Battipaglia ed altrove ed era lui a curare i collegamenti viaggiando di notte e di giorno. Fu lui ad accogliere gli alleati alla fine della guerra e ad adoperarsi per la nomina del gen. Fabiani a sindaco di Maida. Insieme con il fratello Gregorio costruì un poderoso stabilimento alle porte di Maida per la lavorazione delle olive e per il commercio dell’olio divenendo uno dei più importanti della Calabria, in rapporto di affari con gli industriali dell’olio Berio, Bertolli, Carapelli che a lui ed al fratello facevano riferimento per rifornirsi della materia prima. Il palazzo Pacileo, che ospitava le due famiglie, sorgeva e sorge nel cuore di Maida, affacciandosi sul corso principale.

Don Venturino, come familiarmente lo chiamavano i concittadini ed i dipendenti, era di carattere schivo e taciturno. Ha lavorato fino ad oltre ottant’anni con i ritmi di un giovane: la sua giornata aveva inizio alle sei e si concludeva quand’era possibile. Macinava chilometri accompagnato dal fedele Rizzieri o da altri autisti che si sono alternati nel corso dei decenni curando personalmente gli affari, contattando personalmente gli operatori del settore, mantenendo riservata la sua vita, fuori dal clamore e da ogni esibizione. Sempre, nel successo, quando gli affari andavano bene ed anche quando, a partire dal 1978, fu un susseguirsi di grossi dispiaceri.

Uno dei primi sequestri fu proprio nel 1978 quello del figlio Franco, appena trentenne. Sei mesi nelle mani di una feroce banda che godeva di complicità diffusa, tant’è vero che dei soldi del riscatto i Pacileo riuscirono a recuperare solo nove milioni perché la banca dei sequestratori non aveva fatto in tempo a riciclarli. Fu poi la volta della divisione dei beni e dell’attività con il fratello Gregorio, con i risvolti economici e familiari immaginabili, e la tragedia dell’incidente mortale del figlio maggiore, Enrico, morto con la moglie ed un figlio mentre un altro, Bonaventura, si salvava per miracolo riportando gravi conseguenze. Ed infine la morte dell’adorata consorte.

Una vita operosa lunga un secolo di cui fu testimone accanto agli operai che a lui si rivolgevano per lavoro e che lui impiegava copiosamente nei campi a lavorare la terra, a coltivare le piante, a raccogliere le ulive, a lavorare nei frantoi e nel moderno sansificio impiantato negli anni ottanta in contrada Frassà.

Un amore forte e sincero per San Francesco, che non mancava di visitare quotidianamente al Convento e all’interno dello stabilimento dove ogni mattina, fino alla fine, si faceva condurre. Un buon rapporto con tutti e con i maidesi in particolare che in centinaia hanno presenziato alla festa dei cent’anni facendo corona al nonnino di Maida, ai suoi figli ed ai suoi numerosi nipoti.

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