Collettore fognario di Maida in tilt ormai da mesi In evidenza

I carabinieri e gli operai si sono armati di cemento per tappare l'impianto che scarica nel fiume Amato Collettore fognario di Maida in tilt ormai da mesi: il procuratore Vitello ieri l'ha fatto murare. La fogna scarica direttamente nel torrente Cottola. I 4.500 abitanti di Maida lo sanno che i loro liquami non vengono gestiti dal Comune che però incassa i loro tributi. Lo sa anche il procuratore della Repubblicano lametino Salvatore Vitello che a marzo aveva fatto sequestrare il collettore fognario.

L'impianto non funziona, chissà da quanto tempo. Di sicuro però dallo scorso marzo ad oggi non è stato fatto nulla, assolutamente niente dall'amministrazione municipale, per dare una sistematina all'impianto. Ecco perchè ieri il procuratore ha disposto di bloccare il collettore. In che modo? Semplicemente murandolo. I carabinieri della Compagnia di Girifalco non hanno perso tempo, e con l'aiuto di alcuni operai hanno tappato col cemento il collettore che non funziona. E da ieri i cittadini di Maida sanno pure che la loro fogna, l'unica in tutto il centro abitato, è ostruita non per un guasto, ma per un ordine preciso della magistratura inquirente. Che ha messo sotto processo due persone considerate responsabili del disservizio: l'assessore comunale all'Ambiente, P. F., e un consigliere comunale già delegato all'Ambiente, F. G. E. A loro la procura contesta il deturpamento di bellezza naturali e il getto pericoloso di cose. In sostanza tutti i liquami dei maidesi finiscono al collettore che, non funzionando affatto, scarica direttamente nel torrente Cottola, affluente del fiume Amato. Lo stesso corso d'acqua che sfocia nei pressi dell'area industriale di Lamezia, inquinando così il mare. Il provvedimento drastico degli inquirenti di murare la fogna è il simbolo della lotta all'inquinamento dichiarata da Salvatore Vitello appena insediato a Lamezia nell'estate di due anni fa. Era l'estate in cui il Golfo di Sant'Eufemia era più sporco del solito, e i bagnanti ogni giorno denunciavano i liquami e lo stato comatoso delle acque. Anche i sindaci dei paesi del Lametino più volte avevano sottolineato la necessità di un intervento contro l'inquinamento del mare. Ma proprio alcuni di loro erano gli sporcaccioni, che ignorando ogni regola ambientale scaricavano a mare i liquami dei loro concittadini. È partita un'inchiesta giudiziaria e il procuratore ha individuato almeno otto centri dell'hinterland in cui gli impianti fognari erano praticamente assenti e non funzionavano da anni. L'unico sistema per costringere sindaci, giunte e consigli a intervenire era il sequestro preventivo dei collettori fognari e la denuncia di chi sul territorio aveva la responsabilità di gestire l'ambiente. Ma non tutti sono intervenuti. Gli amministratori locali sono evidentemente disabituati a gestire il loro patrimonio ambientale, da qualche anno sono soltanto impegnati a dire sì ai parchi eolici per distribuire appalti a destra e a manca, ma non a gestire un servizio che i cittadini, anche se non tutti, pagano annualmente attraverso le bollette dell'acqua e della depurazione. È stato necessario un intervento della magistratura in Calabria per mettere a nudo una verità: le fogne scorrono sottoterra e nessuno va a vederle. Puzzano. Intanto però gli scarichi tossici si riversano nei corsi d'acqua che puntualmente finiscono al mare.

Ultima modifica ilMercoledì, 29 Gennaio 2014 09:22
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