Maida, San Pietro a Maida e i loro cartelli turistici In evidenza

Le amministrazioni comunali di Maida e San Pietro a Maida, nel mese di agosto,hanno illustrato i rispettivi paesi con cartelli turistici che qualificano Maida come città d’arte e San Pietro come città dell’olio di oliva.I cartelli hanno fatto discutere ed hanno diviso le opinioni, com’è giusto e naturale che sia; ed è bene che ancora se ne parli ed a lungo. Ma ci sono dati che prescindono dalle opinioni e ci sono prospettive di grande interesse.I dati incontrovertibili sono che parte prevalente dell’economia di San Pietro a Maida, e non solo di San Pietro, dal punto di vista agricolo, si basa sulla coltura dell’ulivo.

Tanto per restringere il campo: quanto di verdeggiante si affaccia sulla piana di Sant’Eufemia, è terreno prevalentemente ulivetato, una parte di questo ricade nel comune di San Pietro. L’ulivo vanta una coltura millenaria, una coltura che nel tempo è diventata prevalente e si è affinata specializzandosi. I paesi della piana, e San Pietro tra questi, ogni due anni forniscono migliaia di tonnellate di olio di oliva ai grossisti che ne fanno incetta, che lo raffinano, che lo rivendono speculando.Il discorso è lungo. La conclusione è però che i produttori olivicoli, a causa di una sregolataconcorrenza cha ha abbassato iprezzi, se non fosse stato per la consapevolezza della qualità del prodotto e per l’ aiuto europeo alla produzione, avrebbero da tempo ridotto le piante in legname per il caminetto. La prima consapevolezza è quella di produrre vero olio d’oliva, ottimo per qualità, sicuro per la salute, ideale per una dieta sana ed equilibrata. La seconda è che la speculazione sui prezzi finirà quando i produttori avranno come interlocutori non i grossisti quanto i consumatori. Sarà il rapporto diretto con i consumatori a calmierare i prezzi, a mettere i produttori in concorrenza ma sulla base della qualità.Ecco perché qualificare un territorio come città dell’olio di oliva mi sembra un’ottima scelta. E chi è chiamato ad un ruolo politico di valorizzazione del territorio, di promozione della specificità, e, in largo senso, dell’economia, non può prescinderne.C’è da aggiungere che su questo versante già da tempo l’amministrazione comunale di San Pietro si era mossa. Un convegno ai massimi livelli aveva portato a discutere delle problematiche connesse all’olivicultura e un bel libro di Pietro Gullo edito da Rubbettino: “Il talamo di Ulisse”, aveva inquadrato l’argomento dal punto di vista storico, naturalistico, economico ed antropologico formulando proposte per la valorizzazione del patrimonio agricolo, per una visione moderna e consapevole dell’economia basata sull’agricoltura, ma anche sulla valorizzazione dell’archeologia industriale: la creazione di un percorso intitolato La via dei mulini, con la riattivazione dei mulini e dei frantoi attivati dall’acqua lungo il corso del fiume,è una proposta sempre attuale ed oggi più realizzabile di prima. Valorizzare i luoghi partendo dalla loro peculiarità giustifica ampiamente la denominazione di Maida quale città d’arte. E’ un’operazione politica supportata da elementi obiettivi e da ragioni di sviluppo economico del territorio, punto d’incontro tra economia e cultura, dimostrazione che non ci può essere prospettiva economica senza presupposto culturale. E ciò vale sia per la politica dipromozione agricola che dei beni storici ed artistici.Elementi obiettivi che giustificano la denominazione risiedono nella millenaria storia del paese e nella sedimentazione della storia stessa con la sopravvivenza di elementi architettonici, artisticie documentali che lo testimoniano. Maida fu sede per lunghi secoli del potere politico e amministrativo di quanti hanno governato un feudo che si estendeva da Cortale per arrivare al Tirreno passando per Jacurso , San Pietro, Curinga e Acconia . Un feudo all’interno del quale si sono stratificati stati sociali, si sono sviluppate le arti, i mestieri, le professioni, è fiorita la cultura, ha trovato spazio la fede religiosacon la costruzione di chiese e conventi. Chi ha visitato il paese ha avuto modo di ammirare i principali luoghi d’arte: palazzi, monumenti,chiese, conventi; su cartelli turistici sono tuttora indicati i principali beni artistici, gli affreschi, le tele, le statue e quant’altro. Un patrimonio reso fruibile da chi, nel corso del tempo, si è preso cura di conservarlo e di restaurarlo; per quanto riguarda i beni della chiesa, è doveroso ricordare il protopapa Giancarlo Leoneed il successore don Claudio Piccolo Longo. Il testo di don Giancarlo, Chiese di Maida, ricco di una pregevole documentazione fotografica, rende bene l’idea del patrimonio oggi fruibile dal visitatore. Un quadro riassuntivo riporta l’esistenza di 14 chiese ancora esistenti; di tre rimangono i ruderi, sette trasformate in altro. E poi è ancora visibile quanto rimane di un castello normanno, dell’antico acquedotto, dei palazzi nobiliari, del dialetto ancora in uso, delle tradizioni, delle feste… evia discorrendo.Si tratta di una ricchezza impareggiabile. Pochi paesi vantano due centri storici. Ciò perché tra i beni artistici e storici del comune, c’è da annoverare il centro storico di Vena, frazione del comune di Maida dal 1839, con la peculiarità di essere uno dei tre o quattro centri della provincia di Catanzaro di origine albanese in cui tutt’ora viene parlata la lingua e permangono usi e tradizioni. L’inarrestabile succedersi dei secoli, di eventi calamitosi, di incurie, distruzioni e modifiche ha alterato la fisionomiadell’abitato che però sa ancora parlare di sè e della sua storia a chi ha voglia e mente per intendere. E’ una sfida per quanti la sanno cogliere, è un’opportunità di sviluppo: c’è da creare eventi, attività, servizi, percorsi, e quant’altro per attirare turisti, valorizzare i luoghi e promuovere l’economia. Ma c’è anche da assumere comportamenti virtuosi e consapevoli, sia da parte dei cittadini che dai pubblici amministratori. Non è più come prima. Nessuno può dire di non sapere. Gli enti, le associazioni, la chiesa, le agenzie educative debbono partire da alcuni dati di fatto cui dare seguito con processi educativi volti al rispetto ed alla conservazione dell’esistente e ad una politica coerente rispettosa delle risorse del territorio.

Ultima modifica ilMercoledì, 29 Gennaio 2014 09:23
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