La battaglia di Maida del 4 luglio 1806 In evidenza

  • Libro "ANATOMIA DI UNA DISFATTA"
  • Autore SALVATORE MOSCHELLA
  • edito da FRANCO PANGALLO

Il libro attraverso la ricostruzione della battaglia proposta, porterà al coinvolgimento del lettore che quasi sentirà il fragore delle salve di fucileria e il tuonare dei cannoni. Si emozionerà davanti all'eroismo espresso dal Generale Compere che lanciò il cuore oltre l'ostacolo. Si commuoverà davanti al coraggio mostrato dai tanti ufficiali che si immolarono quel giorno per salvare l'onore dell'esercito. Il respiro diverrà affannoso immaginando il denso fumo soffocante che avvolgeva quei prodi che lottavono contro il loro destino di morte.

La mattina del 4 luglio di 209 anni or sono, in quella parte della pianura di Sant’Eufemia posta ai piedi della cittadina di Maida e delimitata dalla sponda destra del fiume Lamato, avvenne un cruentissimo scontro tra truppe francesi e britanniche, come atto conclusivo della guerra combattuta tra l’Impero francese e la Terza coalizione. Nello specifico, a Maida, si affrontarono il 3° Corpo d’Armata dell’Armée de Naples, posto al comando del gen. Jean Louis Reynier Erbénézer, e la gran parte delle forze terrestri britanniche dislocate nel Mediterraneo poste agli ordini del maggior generale Sir John Stuart. La battaglia, che coinvolse in tutto meno di 12000 uomini, si concluse con una disastrosa e fulminea disfatta dei francesi, che lasciarono sul campo, tra morti, feriti e prigionieri, non meno di 2000 uomini, a fronte di perdite inglesi quasi insignificanti, quantificate tra morti e feriti, in 327 uomini. Eppure, quel modesto ma cruento scontro avvenuto in quell’angolo di macchia mediterranea apparentemente così lontana dal cuore d’Europa in quella calda e afosa mattina di luglio, rappresentò un momento di svolta nell’evoluzione dell’arte della guerra e della scienza militare, acquisendo un posto di primaria importanza nella storia militare europea.

Maida rappresentò la prima battaglia combattuta tra francesi e britannici sul territorio continentale europeo. Rappresentò la prima sconfitta sul continente europeo della Grande Armée. A Maida, i britannici dimostrarono al mondo intero, per la prima volta, che le armate napoleoniche non erano imbattibili.

Maida rappresentò l’unica vittoria, anche se postuma, della Terza coalizione antifrancese.

Maida dimostrò, per la prima volta, la superiorità intrinseca di un’azione di fuoco difensiva ben condotta sull’azione tattica risolutiva all’arma bianca tanto cara ai francesi e che, fino a quel momento, si era sempre dimostrata vincente contro gli eserciti di tutta Europa. A tal fine, Maida si rivelò un chiaro segnale, per nulla recepito dai francesi, di come le armi da fuoco sapientemente impiegate stavano inesorabilmente spostando il vantaggio tattico dall’attacco alla difesa.

Gli inglesi a Maida adottarono, per la prima volta, lo snellimento dello schieramento lineare da tre a due ranghi, la famosa “sottile linea rossa” che permetteva, a scapito della continuità di fuoco, un notevole incremento della potenza del fuoco simultaneo, oltre a consentire un notevole allungamento dello schieramento lineare che permetteva alla raffica di piombo di colpire le avanzanti colonne oltre che sulla loro fronte anche sui fianchi. Gli inglesi, alla fine, avevano trovato la giusta soluzione per battere la micidiale tattica francese che per più di 10 anni si era dimostrata sempre vincente: si trattava di respingere la carica delle baionette francesi in colonna con la tempesta di fuoco sviluppata simultaneamente dal sottile schieramento in linea inglese, sfruttando le principali virtù dei soldati inglesi: l’eroica resistenza nella difensiva grazie al sangue freddo che permetteva loro di restare immobili e in assoluto silenzio fino alla minima distanza dagli avversari, per aprire poi il fuoco con la massima efficacia per precisione, accuratezza e simultaneità. L’effetto di una scarica di fucileria il più distruttiva possibile, oltre a creare numerosi vuoti alle colonne attaccanti avversarie, ne intaccava incisivamente il morale fino a provocarne il collasso. I sopravvissuti, letteralmente annichiliti, improvvisamente, in preda al panico, gettavano i fucili e fuggivano. La vittoria premia chi distrugge nel nemico la determinazione a resistere e il fuoco è insostituibile nella distruzione morale. La conseguente rotta non può essere fermata da nulla e da nessuno. Altra tipicità britannica utilizzata a Maida, fu la dispersione dei pezzi d’artiglieria al seguito, su tutto il campo di battaglia, suddividendoli tra le varie brigate per il supporto diretto di fuoco alla fanteria, in tipica controtendenza rispetto ai francesi che tendevano ad accentrare l’artiglieria a formare grandi batterie.

Maida costituì il primo impiego, il collaudo, di questo particolare assetto tattico della fanteria appena descritto che, sommandosi con effetto sinergico, alla perfetta integrazione raggiunta dalla fanteria con l’artiglieria, portarono i britannici, visti i positivi risultati ottenuti, ad applicarli da quel momento in poi costantemente contro i francesi con crescente successo, prima in Portogallo e Spagna nella cosiddetta Guerra Peninsulare e, infine, nel 1815, nell’atto conclusivo, a Waterloo.

La disfatta di Maida segnò l’iniziale declino del progetto planetario napoleonico, di cui l’Imperatore ne avvertì il segno premonitore, tanto da scrivere al fratello Giuseppe in una lettera del 23 luglio 1806 appena informato della sconfitta subita a Maida: <>. Dalla stessa sera della disfatta, inoltre, le truppe francesi in rotta, dovettero affrontare una nuova, durissima forma di guerra, la cosiddetta “guerra asimmetrica”, a cui truppe regolari non erano preparate. L’insorgenza, una sorta di guerra di popolo e di briganti, in cui apparivano sfumati i confini tra gli uni e gli altri, rappresentò un’atroce e insidiosa forma di guerra non convenzionale caratterizzata da agguati, colpi di mano e fulminee imboscate. Devastante contro eserciti regolari, portò fatalmente come unica forma di difesa, a terribili repressioni e sanguinose rappresaglie. Era nata la guerriglia. L’insorgenza calabrese fu il segno premonitore di ciò che da lì a qualche anno si sarebbe sviluppato in grande stile nell’insurrezione spagnola contro i francesi. I calabresi, per primi, avevano svelato agli spagnoli il segreto di quanto possa una decisa volontà popolare.

Come non ricordare, infine, alcuni dei protagonisti della battaglia, appartenenti ad entrambi le bandiere contrapposte, a eterna testimonianza dello straordinario valore e indomito coraggio espresso quel dì; soldati che, nel seguito dell’epopea napoleonica, continuarono ad illustrarsi e ad emergere come giganti. Come dimenticare la follia eroica mostrata dal gen. Louis Fursy Henri Compère che, pur con tutti gli errori commessi quella giornata, la illuminò con il suo splendido esempio: colpito dal fuoco nemico continuò, con straordinario coraggio, gettando il cuore oltre l’ostacolo, ad incitare le sue truppe all’attacco. Benché a terra gravemente ferito e grondante sangue, con veemenza e leonino furore, continuò, con il suo esempio, letteralmente a guidare l’attacco, indicando con la punta della sua lama ai suoi soldati la strada dell’onore. Fu salvato da sicura morte solo dalla misericordia che sempre i britannici hanno mostrato per il nemico valoroso ancorché sconfitto. Come riconoscenza del valore espresso in quel giorno di disfatta, l’Imperatore lo promosse “sul campo” al grado superiore di generale di divisione e lo insignì del grado di commandeur della Legion d’Onore. Come non fare riemergere dall’oblio la bravura e la tenacia espressa dal col. Louis Jean Nicolas Abbé che alla testa del suo 23° leggero, a battaglia già compromessa, continuò a combattere con intelligenza e cipiglio solo per salvare l’onore della giornata. Affrontò con determinazione la brigata Cole, posta all’ala sinistra dello schieramento britannico, salvata nel momento in cui stava per soccombere solo dal provvidenziale arrivo in suo soccorso del valoroso colonnello Ross e dei suoi uomini del 20° reggimento a piedi. Con la sua azione, il col. Abbé ristabilì l’onore della Grande Armée gravemente compromesso quel giorno, dalla fuga davanti al nemico del 1° leggero, del 42° di linea e del 1° reggimento di fanteria polacco. L’Imperatore seppe ben ricompensare il suo talento e la sua determinazione, promuovendolo al rango di generale di brigata. Il suo nome è scolpito a imperitura memoria, sull’Arco di Trionfo a Parigi. Come non ricordare il Tenete colonnello James Kempt, che tanta parte ebbe nella conquista degli allori britannici a Maida, grazie al superbo addestramento mostrato dalla sua splendida e micidiale brigata leggera, protagonista dell’atto tattico iniziale, fondamentale nel decidere della giornata nei primi minuti di combattimento, quei famosi “15 minuti di gloria” tanto enfatizzati dagli inglesi e che identificano nel ricordo storico questa straordinaria battaglia.

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