Maida e la Battaglia del 1806 In evidenza

“Dopo tre ore di marcia nella montagna scorgemmo Maida. Era un mucchio di case, abbarbicate su una montagna, che, come tutte le case calabresi, erano state intonacate in modo primitivo...ma che, per le ripetute scosse che avevano subito, avevano perso una parte dell’ornamento superficiale...”.

E’ l’arrivo di Alexander Dumas a Maida durante il suo viaggio in Calabria intrapreso nel 1835. Maida appare ancora notevolmente deturpata dalle scosse del catastrofico sisma del 1783. Le sue numerose strutture ecclesiali: conventi, monasteri e chiese, le sue residenze nobiliari rinascimentali, barocche e neoclassiche e il suo complesso sistema difensivo di torri, mura e castello sono ormai definitivamente sfigurate o addirittura ridotte a pochi ruderi...

Battaglia di Maida 1806Maida è un modesto centro storico inerpicato su di un colle sul versante sud dell’istmo di Catanzaro che, nascendo nell’alto medioevo per esigenze prettamente difensive, è per lunghi secoli e diverse dominazioni sentinella di confine tra la Calabria Citra e quella Ultra. Il suo feudo, comprendente i casali di Cortale, Jacurso, Vena di Maida, San Pietro a Maida, Curinga e Acconia, si estendeva dalle coste del mar Tirreno sino ai confini con il feudo di Squillace che deteneva, invece, il controllo del versante orientale dell’Istmo. La sua collocazione geografica le ha permesso di essere sia spettatrice di sanguinarie battaglie tenutesi nella piana di Sant’Eufemia, che protagonista di opere di attacco e difesa tenute dalle dominazioni che hanno occupato le terre delle Calabrie. Le invasioni e le angherie degli arabi, le loro lotte contro i bizantini nell’altomedioevo, le battaglie tra angioni e aragonesi, le incursioni e i soprusi dei turchi nei primi decenni del rinascimento, come gli ultimi scontri bellici e saccheggi in età moderna, segnano e formano il carattere di un popolo. Emblematico e denso di significato è lo stemma di Maida: Maida io son che il mio pane difendo, in cui una donna difende il suo pane armata di spada. Maida è un contenitore ricco di fatti e misfatti che la storia ha ermeticamente chiuso e gelosamente custodito. Solo a tratti ci svela segreti, strategie politiche, tattiche di guerra, complotti di battaglie mai combattute. Quel lontano 1806 oggi è descritto dal paesaggio della valle di Maida quale scena dello scontro d’armi tra l’esercito inglese di Giorgio III, diretto dal generale Sir John Stuart, e l’esercito Napoleonico guidato dal Generale Reynier. I canneti degli acquitrini, schierati per lunghi chilometri, gli uliveti e i vigneti che ornano le colline circostanti mescolati all’incolta macchia mediterranea, le acque del fiume Amato e le sparse residenze di campagna delle famiglie maidesi, sono testimoni di un 4 luglio di fuoco, sono testimoni di quella che sarà ricordata come la Battaglia di Maida. A nord della piana, al di là del fiume Amato, presso il Bastione di Malta, era stanziato il comando inglese, mentre a sud sui colli del vicino casale San Pietro a Maida, erano accampati i Francesi. Alcuni dipinti dell’epoca illustrano il centro di Maida, abbarbicato sul colle di sfondo, spettatore dell’ evento e ansiosamente attento all’esito dello scontro. La battaglia, durata poche ore, lascia in campo centinaia di caduti francesi alla mercè dei numerosi briganti, accorsi per l’occasione, e altrettanti feriti gravi. I superstiti francesi, messi alle strette, intraprendono la via delle colline dell’attuale Vena di Maida diretti a Catanzaro, loro roccaforte. All’indomani della battaglia, il centro abitato di Maida pullula di presenze francesi e inglesi, di svizzeri, polacchi e scozzesi, divenendo retroscena dello scontro, ma da spettatore a protagonista. Lo scontro del giorno prima in aperta campagna laddove si discuteva con le armi, si converte l’indomani, in un incontro di civiltà e solidarietà nell’abitato di Maida dove si discute nei salotti di nobili maidesi e si curano i feriti. La via quattrocentesca già dedicata ai fratelli Vianeo, chirurghi maidesi ricordati come i padri della rinoplastica, diventa la via di un piccolo ospedale appositamente allestito in palazzo Brunini per la cura di decine di feriti. Il dottore Valente, decano dei medici di Maida, riferirà a Giocchino Murat, in una istanza scritta, di aver medicato subito oltre 60 soldati leggermente feriti facendoli ritornare immediatamente dai loro generali per non divenire prigionieri degl’inglesi. Mentre altri 150 e più, gravemente feriti, li ritirò in diversi quartieri di Maida dove diede loro le dovute cure assieme a medici Scrugli, Cefalì, Partitario e Marasco. A riguardo ci perviene una lettera scritta da un Colonnello svizzero, combattente alle dipendenze dei francesi:

A poche decine di metri dal palazzo Brunini, espressamente partigiano francese, soggiorna il generale inglese Stuart, presso la residenza dei nobili Vitale. Due strutture coeve, eleganti nello stile artistico-architettonico, ma entrambe intaccate da un terremoto trascorso. Da una parte il dolore dei combattenti feriti, la loro agonia sotto le cure dei medici, dall’altra il sollievo e l’aria di solidarietà. Il campo di Battaglia sarà campo santo per molti combattenti. Dopo l’ultimo sacramento imposto dai frati cappuccini del convento di Sant’Antonio di Maida, lo Stuart dà l’ordine di bruciare tutti i morti e seppellirne i resti. Pochi altri soldati saranno fortunati nel trovare degna sepoltura nella chiesa Madre di Santa Maria Cattolica in Maida.

- Estratto dalla relazione tenuta il 3 maggio 2007 a Reggio Calabria da Alessandro Ciliberto durante la conferenza "La Battaglia di Maida, tra Architettura e Storia", in occasione della quinta edizione del "5 Maggio", promossa dall'Assessorato alla Cultura di Reggio Calabria, dalla Biblioteca Comunale "Pietro De Nava" di Reggio Calabria, dal Circolo Culturale L'AGORA', dal Centro Studi GIOACCHINO E NAPOLEONE, dal Gruppo di Ricerca MNEMOS e dal Centro Studi Italo-Ungheresi ARPAD-.

Ultima modifica ilSabato, 28 Dicembre 2013 19:48
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