La Chiesa di San Giuseppe In evidenza

Era il 1639 l’anno in cui il nobile maidese Pietro Antonio Farao diede inizio ai lavori per la costruzione di una cappella palatina titolata a San Giuseppe. Servirono pochi anni perché la chiesa venisse completata nella sua architettura e nei suoi ricchi arredi sacri.

La struttura rimase indenne al terremoto del 1783 permettendole di preservare sino al XXI secolo pregevoli opere d’arte. Purtroppo, negli anni ’80, alcune opere che hanno vinto il tempo non sono riuscite a superare l’abbandono e l’insensibilità dell’uomo.

Il vecchio organo del XVIII secolo e la tela dell'altare minore di San Francesco Saverio si sbriciolano a causa dell’eccessiva umidità, oggi li conosciamo solo in foto.

Tra le opere che rimangono spiccano:

- la tela della B.V. delle Grazie, di impostazione secentesca raffigurante la Madonna con Bambino venerata da San Giuseppe, San Francesco d’Assisi, Sant’Antonio e San Francesco di Paola, già restaurata ed esposta nella Chiesa di Santa Maria;

- la tela dell’Assunta dell’altare della famiglia Malacari, anch’essa restaurata ed esposta nella Chiesa Madre;

- la tela dell’altare del Crocefisso, ad oggi ancora da restaurare;

- la cornice in legno di un altare minore il cui restauro è in fase di completamento;

-    il cassettonato, decorato con fiori ricoperti di foglia d'oro;

-    il coperchio sepolcrale della cripta recante scolpito lo stemma della famiglia Farao;

- l’altare maggiore in legno scolpito e ricoperto di foglia d’oro, in fase di restauro.

Maggiore riguardo andrebbe rivolto a quest’ultimo altare: un’opera lignea secentesca il cui stile, di impostazione neoclassica, era arricchito da vari elementi tipicamente barocchi. Due semi colonne striate, con basamento circolare slanciato e decorato con forme floreali e volute, culminavano in capitelli compositi di originale e ottima fattura e delimitavano la cornice della tela della B. V. delle Grazie.

Le colonne sorreggevano una trabeazione completa di ovuli e dentelli che a sua volta era sormontata da timpano spezzato. In asse, a centro timpano, era presente un cartiglio contenente il dipinto di Dio Padre.

L’altare, che copriva circa 5 mq di parete, era rivestito interamente da foglia d’oro fissata su una base di stucco mediante colla. A causa di insetti xilofagi (parassiti del legno), nonché della costante presenza di umidità nella chiesa, ha subito danni irreparabili. Nonostante si sia asportato dal sito originario, i degradi erano già tali da ridurlo a numerosi e minutissimi pezzi, alcuni di questi spazzati via perché irrecuperabili. Il supporto strutturale degli elementi di media pezzatura, risulta cavernoso e scarsamente coerente tanto da sbriciolarsi sotto una lieve pressione meccanica. Nello scorso mese di febbraio, a seguito di sopralluogo effettuato dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici e Demoetnoantropologici della Calabria, si decide di eseguire urgentemente un preliminare consolidamento dell’opera per prepararla al restauro. Per limitare gli ulteriori danni cui l’opera potrebbe incorrere, nelle ultime settimane si è effettuato un preconsolidamento e si è provveduto a conservarla in luogo più opportuno.

 

Ultima modifica ilSabato, 28 Dicembre 2013 19:48
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