Maida io son che il mio pane difendo

Secondo alcuni studiosi il termine Maida deriva dalla voce calabrese Mayìdda, che in italiano si tradurrebbe in madìa, mobile da cucina in cui si impasta il pane e lo si conserva. Nel dialetto maidese si ha un suono simile nel pronunciare il termine madìa e Maida: l’uno majìja e l’altro Màjida. Il collegamento linguistico trova riscontro anche nell’antico stemma di Maida. Uno stemma identificativo e di rappresentanza testimoniato da numerosi documenti d’archivio del XVIII secolo che portano il timbro originale del Comune.

Nel timbro, tondo, una donna con tonaca reca nella mano destra una spada e nell’altra un PANE, la cosiddetta guccejiata. Tutt’attorno, scritto in maniera circolare, il motto che contraddistingue il nostro paese: Maida io son che il mio pane difendo. Un motto ricco di significato che rappresenta la volontà di un popolo a difendere i propri diritti dopo secoli di susseguirsi di varie dominazioni, di ripetuti soprusi e oppressioni.

Da un bel po’ di anni quello stemma ha subito modifiche!!!

Di fatto nei cortei, oggi, gli amministratori che ci rappresentano, che rappresentano Maida, sfilano al fianco di uno stendardo che non è quello di Maida!! Paradossale.

 

Sul drappo bianco-verde, una donna con tonaca reca nella mano destra una spada e nell’altra una CORONA D’ALLORO!! A questo punto bisognerebbe cambiare anche il motto:
Maida io son che il mio alloro difendo?

Il che, oltre che paradossale, ha un qualcosa di ironico, di ridicolo, se vogliamo. Anche la carta intestata del comune, oggi, presenta lo stesso stemma dello stendardo.

Chi ha dato incarico alla realizzazione di tale stendardo sarà stato cosciente?

 

 

 

Ultima modifica ilSabato, 28 Dicembre 2013 19:47
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